Mister Rocco Ferrara: " Non si ha il coraggio di investire sui giovani".

SportJonico.it

lo sport della riviera jonica messinese

Saturday
Nov 18th
  • Cerca
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Eccellenza Archivio Eccellenza Mister Rocco Ferrara: " Non si ha il coraggio di investire sui giovani".

Mister Rocco Ferrara: " Non si ha il coraggio di investire sui giovani".

E-mail Stampa PDF

Anche se tra alti e bassi, il campionato di Eccellenza continua ad attirare l'interesse degli addetti ai lavori. Abbiamo dato voce ai diretti protagonisti o anche a semplici osservatori ed ognuno di essi ha espresso liberamente la propria opinione. C'è chi ha sostenuto che l'Eccellenza è un bel campionato, interessante, dal tasso tecnico elevato e chi, invece, ha dichiarato l'esatto contrario. Nel campionato in corso, in cui s'è disputata la prima giornata di ritorno, sono il Licata e l'Adrano a dettare legge. Per avere un giudizio più approfondito abbiamo voluto ascoltare l'opinione di un tecnico molto preparato e al di sopra delle parti qual è Rocco Ferrara, in questa stagione fermo al palo.

" E' stata una mia scelta - spiega Ferrara, che in passato ha guidato, tra gli altri, l'Atletico Catania, il Trecastagni e l'Adrano - perché non nascondo un certo malessere. Non mi va proprio di stare in un ambiente in cui non mi vedo per nulla. Mi riferisco in particolare alle società, ai dirigenti, ai direttori sportivi e ai direttori generali. Considerata la realtà attuale non mi sento di sposare alcuna causa".
Che cosa non va in particolare? “Adesso non vorrei essere additato come quello che sputa sul piatto dove ha mangiato per circa 20 anni, ma ci sono cose che non vanno secondo le mie vedute”.

Qual è il suo pensiero in proposito? “I campionati dilettantistici e non solo l'Eccellenza, ma anche la Serie D, dovrebbero essere disputati dai giovani o da calciatori che vi si dedicano come hobby dopo il lavoro, così come accade altrove, o come funziona nella Spar calcio, che dovrebbe essere presa ad esempio. Invece, da noi, succede tutto il contrario, largo a quelli che per sopravvivere si affidano al calcio, per poi ritrovarsi a 35 anni senza arte né parte, mentre gli spazi vengono chiusi ai giovani che, quindi, non hanno possibilità di emergere e vengono impiegati nei campionati soltanto perché imposti dalle norme”.

A proposito di giovani...? “Ecco, lavorare con i ragazzi mi piacerebbe, ma per insegnare loro calcio, perché imparino a dare il giusto valore allo sport. Non devono puntare esclusivamente a diventare campioni, come c'è l'abitudine di inculcare loro, sia da parte dei genitori che da parte degli allenatori che, pensano esclusivamente al risultato perchè hanno la cultura della vittoria. E' auspicabile che si pensi ad altre soluzioni di vita derivanti dallo studio, dall'impegno e dal lavoro. Chi, invece, fa passare altri messaggi non lo fa certamente nell'interesse dei giovani, ma sicuramente per interessi personali”.

Si dice spesso che mancano le strutture? “Serve spesso a creare gli alibi. Qui da noi si dà la precedenza alla prima squadra concedendo ad essa tutti gli spazi, mentre si relegano gli allenamenti dei ragazzi nelle ore serali. Dovrebbe essere esattamente al contrario. Senza contare che gli istruttori dei ragazzi devono essere tecnici qualificati, che siano obbligati a seguire corsi di aggiornamenti periodici”.

Ma quanti sono i ragazzi siciliani che emergono, che riescono a giocare in Serie A? “A cosa servono tutti quei provini ai quali vengono sottoposti per essere presi in giro e ritornare a casa assai delusi? Servono soltanto a quegli speculatori che si chiamano procuratori. Questi vanno bene in Serie A, dove circolano montagne di soldi, no nei campionati dilettantistici”.

A volte i presidenti non sanno a chi rivolgersi mentre gli ambienti pressano. "Di esempi di dirigenti che per colpa del calcio ci hanno rimesso tanti soldi e di società che sono fallite, se ne possono fare a iosa, il Giarre, il Paternò, il Messina, l'Acireale, il Licata, l'Akragas, l'Adrano, tanto per citarne alcune. C'è troppa gente che nell'esclusivo interesse personale ci specula. Ma che senso hanno il digì, il diesse e altre figure similari in questi campionati? Su, non scherziamo, bisogna avere il coraggio di investire sui giovani, avere idee e programmi e prima o poi i risultati arrivano”.

 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 23 Giugno 2011 07:12 )  



Video - Primo Piano


Trasmissione Sportiva

Top menu

Contattaci